Crónicas de Mundos Oníricos

“Crónicas de Mundos Oníricos: Viajes por Sudamérica” 

The Pool NYC Gallery in support of Fondazione Sylva

30th November – 2nd March 2024

 

With a fantastical image of the South American map as a vast wild and untamed forest, the “Patio de la Casa” project is shaped—an exploration into the history of the continent’s Government Palaces and their scarce connection of courtyards and surroundings with the native flora of their countries. Originally conceived as an outdoor installation for the Buenos Aires Sur Biennial 2021, the project is a botanical utopia seeking to transform the spatial label of these places, mostly of European descent, into a wild garden of native species. Through ink-drawn graphic representations, the project aims to reinvent the decorative and solemn nature of European-influenced Palace exteriors, creating spaces that establish a connection with the natural and cultural history of their territories.

An imaginary and primitive forest where trees coexist with power, turning this new native landscape into a symbol of unity and future for each country. The images showcased at the Biennial hold a strong organicist influence, a philosophical perspective that sees the universe and its parts as an organic whole, either by analogy or literally, as a living organism. These representations were initially conceived as a symbiotic reflection of time that links the ghosts of the political history of the palaces and their governments with the infinite and spiritual growth of their nature.

The result of these explorations leads to anthological gardens that open the door to envision environmentally-committed governments, thereby bringing citizens closer to renewed symbols of power, coexisting with their traumatic past, without having to destroy them to start anew. The selection of the project for the Biennial was an opportunity to return to South America after 8 years living in Milan, allowing travel and research since September 2021 across the natural richness of the continent’s various geographic latitudes that could coexist with government buildings. I traveled and discovered national parks of diverse characteristics, from rainy temperate forests in southern Chile to subtropical jungles in the Province of Misiones, Argentina. Much of the surroundings of these reserves are deforested and invaded by invasive species like pine and eucalyptus, posing a constant threat to the natural balance of these territories.

South

Crossing the billowing fresh air of these ancient planets, where scenarios of dense greens shape the landscape, an oxygen shower and colors design Parque Conguillío in the Araucanía region, Chile. Axis Mundi of the Chilean native forest, it hosts different species of native trees and plants, including ancient specimens of Araucaria, a sacred tree for the Mapuche people, the original inhabitants of southern Chile and Argentina. This nation, which did not build great pyramids, astronomical observatories, or spectacular temples, resisted the Spanish power for four centuries. They defended with such zeal something that had enormous value for them—they defended Paradise, which is worth more than pyramids and temples.

Further south, in the Los Ríos region, 847.6 kilometers south of Santiago, lies the Alerce Costero National Park, coastal rainy temperate forests of the lush, enigmatic, and phantasmagorical Valdivian rainforest with unique biological diversity represented by native flora and fauna. This natural reserve is dominated by the alerce, one of the longest-lived tree species on the planet, reaching a height of over 45 meters in its adult stage. Belonging to the Cupressaceae family (the same as the Sequoias), it is a coniferous and dioecious species with extremely slow growth (its trunk grows 1 cm in thickness every 15 or 20 years) and can reach ages of 3,000 to 4,000 years. Europeans found similarities between the Alerce and trees of the Larix genus from the Old World, known as the “European larch” (Larix decidua), which it is not related to. To avoid confusion outside these countries, it is called the “false Patagonian cypress.”

A recent scientific study published in the journal Science suggests that the oldest tree on Earth is an ancient alerce (Fitzroya cupressoides) found on the “El Mirador” trail in the Park. It is estimated that the tree, which houses 6 species of plants and trees that inhabit and interact in its trunk, began to germinate about 5,486 years ago, when humans were barely inventing cuneiform writing. Estimates by Jonathan Barichivich, a scientist at the Laboratory of Environmental and Climate Sciences in Paris, could confirm that this alerce, named “El Gran Abuelo,” surpasses by far the current record holder, the “Methuselah,” a Bristlecone pine from eastern California believed to be 4,853 years old.

Italian Version

Con un’immagine fantasiosa della mappa del Sud America come una grande foresta selvaggia e indomabile, si configura il progetto Patio de la Casa, un’esplorazione sulla storia dei Palazzi di Governo del continente e la scarsa relazione dei loro cortili e dintorni con la flora nativa dei rispettivi Paesi. Originariamente concepito come un’installazione esterna per la Bienal Sur di Buenos Aires 2021, il progetto è un’utopia botanica che si propone a trasformare l’etichetta spaziale di questi luoghi, per la maggior parte di ascendenza europea, in un giardino selvaggio di specie autoctone. Attraverso rappresentazioni grafiche disegnate ad inchiostro, si cerca di reinventare l’aspetto decorativo e solenne dell’architettura esterna dei Palazzi di influenza europea, in spazi che generino un legame con la storia naturale e culturale dei rispettivi territori.

Un bosco immaginario e primitivo in cui gli alberi convivono con il potere, trasformando questo nuovo paesaggio nativo in un simbolo di unità e futuro per ogni Paese. Le immagini presentate alla Biennale hanno una forte influenza dell’organicismo, una prospettiva filosofica che vede l’universo e le sue parti come un organismo unico e, per analogia o letteralmente, come un organismo vivente. Queste rappresentazioni sono state inizialmente concepite come una riflessione simbiotica del tempo, che mette in relazione i fantasmi della storia politica dei palazzi e dei loro governi con la crescita infinita e spirituale della loro natura.

Il risultato di queste esplorazioni si traduce in giardini antologici che aprono la porta a immaginare governi impegnati con l’ambiente e ad avvicinare i cittadini a nuovi simboli di potere, che convivono con il loro passato traumatico, senza doverli distruggere per ricominciare. La selezione del progetto per la Biennale è stata un’opportunità per tornare in Sud America dopo 8 anni vissuti a Milano e per viaggiare e studiare a partire dal settembre 2021 la ricchezza di molti scenari naturali del continente che potrebbero convivere con edifici governativi di diverse latitudini geografiche. Ho viaggiato e scoperto parchi nazionali di varie caratteristiche, dalle foreste pluviali temperate del Cile meridionale alle foreste subtropicali nella Provincia di Misiones, in Argentina. Gran parte dei dintorni di queste riserve sono deforestate e invase da specie invasive come il pino e l’eucalipto, una minaccia costante per l’equilibrio naturale di questi territori.

Sud

Attraversando i soffi di aria fresca di questi pianeti millenari, dove scenari di verdi densi danno forma al paesaggio, una doccia di ossigeno e colori disegna il Parco Conguillío nella regione dell’Araucanía, in Cile. Axis Mundi della foresta nativa cilena, ospita diverse specie di alberi e piante autoctone, tra cui esemplari millenari di Araucaria, albero sacro per i Mapuche, popolo originario del sud del Cile e dell’Argentina. Questa nazione, che non ha costruito grandi piramidi, né osservatori astronomici né spettacolari templi, ha resistito per quattro secoli al potere spagnolo. Hanno difeso con tanta determinazione qualcosa che per loro aveva un valore enorme, hanno difeso il Paradiso e questo vale più delle piramidi e dei templi.

Più a sud, nella regione dei Los Ríos, a 847,6 chilometri a sud di Santiago si trova il Parco Nazionale Alerce Costero, foreste pluviali temperate costiere della frondosa, enigmatica e fantasmagorica foresta valdiviana con caratteristiche uniche in termini di diversità biologica rappresentata dalla flora e fauna autoctone. In questa riserva naturale regna l’Alerce, una delle specie arboree più longeve del pianeta che, nella sua fase adulta, può raggiungere un’altezza di oltre 45 metri. Appartenente alla famiglia delle Cupressaceae (la stessa delle Sequoie), è una conifera e una specie dioica di sviluppo estremamente lento (il suo tronco cresce di 1 cm di spessore ogni 15 o 20 anni) che può raggiungere un’età compresa tra i 3.000 e i 4.000 anni. Gli europei hanno trovato simile l’Alerce agli alberi del genere Larix del Vecchio Mondo, conosciuti come “alerce europeo” (Larix decidua), ai quali non è imparentato, per cui al di fuori di questi paesi, per evitare confusioni, è chiamato “falso cipresso di Patagonia”.

Uno studio scientifico recente pubblicato sulla rivista Science suggerisce che l’albero più antico della Terra è un Alerce millenario (Fitzroya cupressoides) situato sul sentiero “El Mirador” del Parco. Si stima che l’albero, che ospita 6 specie di piante e alberi che abitano e interagiscono nel suo tronco, abbia iniziato a germogliare circa 5.486 anni fa, quando gli esseri umani stavano appena inventando la scrittura cuneiforme. Le stime di Jonathan Barichivich, scienziato del Laboratorio di Scienze Ambientali e Climatiche di Parigi, potrebbero confermare che questo Alerce, chiamato “El Gran Abuelo”, supererebbe di gran lunga il detentore attuale del record, il “Matusalemme”, un pino di Bristlecone dell’est della California, che si crede abbia 4.853 anni.

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